L’oro della Lapponia. Miti e leggende del nostro Klondike

Natale si avvicina. Uno slogan per anni molto usato in Finlandia è stato: “Tule, Joulu kultainen”, e cioè “vieni o Natale d’oro”. Il rapporto tra la festività e il prezioso metallo non è del tutto evidente, ma si può intendere che il Natale è prezioso come l’oro, oppure che l’oro si addice alle decorazioni natalizie, oppure, ma è per i mariti l’interpretazione che suscita maggiore ansia, si riferisce al dono che va dato, sotto l’albero di Natale, alla cara consorte. Pare del resto che lo slogan sia stato inventato proprio da una moglie, desiderosa di lanciare il commovente appello.

 

L’oro, e il desiderio di possederlo, è stato uno dei motori della storia. Il suo luccichio rappresentò notoriamente l’ossessione dei sovrani, e questo li spinse a colonizzare il Nuovo Mondo, tanto che re Ferdinando nel 1511 esortò i primi Conquistadores con queste accorate parole: “Procuratemi oro, in maniera umana se possibile, ma procuratemelo”. Purtroppo per gli Indios quell’oro non sempre spagnoli e portoghesi lo trovavano e di conseguenza riempivano le stive delle navi di altra merce, a cominciare dagli indios medesimi.

 L’oro in Finlandia c’è veramente. Basta andare in Lapponia. E ne vale la pena. Terra magnifica del sole di mezzanotte, vi offrirà gli stupendi paesaggi dei tunturi, le arrotondate colline della tundra, dei boschi di betulle nane e i laghi e torrenti dall’acqua cristallina dove guizzano i salmoni. Purtroppo, la Scandinavia, si sa, è alquanto cara per il turista, ma se volete rimpinguare il vostro budget basterà andare a Kuusamo, o a Tankavaara, o a Ivalo. Vi dovrete rimboccare i jeans e scendere a mollo nelle acque dei fiumi e dei torrenti che qui abbondano, quindi la visita va fatta rigorosamente d’estate. Naturalmente forniti del piatto concavo dei cercatori del Klondike. Infatti in Lapponia si cerca l’oro. Non è detto, ovviamente, che lo si trovi, ma qualche pepita, anche di discrete dimensioni, nel vostro piatto potrebbe restare. Nel Lemmenjoki la prima (del diametro di un centimetro) vi finì nel 1945. Nel 1947 ne furono trovate altre, il che provocò una nuova corsa verso lo stesso fiume. Secondo l’ex direttore del Centro di ricerca geologica, L.K. Kauranne, dal Lemmenjoki, nel corso degli anni, sono stati ricavati circa duecento chili di oro.

Il record della pepita appartiene al cercatore d’oro Evert Kiviniemi, che nel 1935 ne trovò una di 392,9 grammi nelle sabbie del Luttojoki. La famiglia Kivinemi aveva, come dire, il pollice d’oro, infatti il fratello di Evert, Alex, nel 1910, aveva trovato quella che è per grandezza la seconda pepita mai setacciata in Lapponia, 385 grammi, proveniente da un affluente del fiume Ivalo, il Laanila. Abbiamo poi una pepita di 160 grammi trovata nel 1949 nel Lemmenjoki e a Tankavaara nel 1950 ne uscì dalla sabbia una di 116 grammi.

 A dire il vero dell’oro del Nord se ne parla da tempi immemorabili. Il “padre della storia”, Erodoto (V sec. a.C.) nel III libro delle Storie ricorda il popolo più settentrionale noto ai greci, gli Arimaspi, che difendevano il proprio oro con l’aiuto dei grifoni. Si tratta di una funzione apotropaica comune ai racconti popolari e alle fiabe. Il mostro cioè difende le ricchezze del territorio in cui vive (come l’uccello Rok delle Mille e una notte), o di cui si è impossessato, come nel caso del drago Smaug dell’Hobbit di J.R.R. Tolkien, spaventando chi vorrebbe avvicinarsi. In sostanza si tratta di leggende che nascono là dove i popoli autoctoni vogliono scoraggiare eventuali concorrenti dall’appropriarsi delle loro ricchezze. Il primo a sfatare queste leggende, riportandole a racconti utili ai mercanti locali, fu Mathias de Miechów, (1457-1523) (Macjej Miechowita), rettore dell’università  di Cracovia, il quale smentì che nell’estremo nord della Russia esistessero i Grifoni, i quali, secondo quanto si tramandava, rapivano chi voleva rubar loro il prezioso tesoro.

 Queste leggende sono comuni ai popoli subartici ed artici. In realtà i fiumi siberiani, come quelli della Lapponia, sono ricchi di giacimenti fluviali e questo appunto ha dato origine a molti racconti che si legano anche al mito iperboreo di Apollo, divinità connessa col sole e quindi con l’oro, metallo appunto “solare”. Questo assume una valenza magica nella favola lappone “La ragazza che si gettò  in acqua e diventò un’anatra d’oro”. Johan Turi, un sami che ci ha lasciato una interessante documentazione sulle usanze e sulla cultura del suo popolo, riporta le leggende sui tesori in beni naturali dei lapponi, che certamente dovettero svolgere un ruolo di stimolo nel processo di colonizzazione di questa terra, peraltro effettivamente ricca di minerali preziosi.


 Come la California e il Klondike, seppure su scala minore, anche la Lapponia ebbe la sua corsa all’oro, iniziata in conseguenza della scoperta fatta nel 1867 da un geologo norvegese, che aveva trovato  tracce di sabbie aurifere nel Tenojoki. L’anno seguente partì da Helsinki per la Lapponia una spedizione della Zecca, che fece modesti ritrovamenti nell’Ivalojoki. Tre anni dopo lungo questo fiume operavano già 491 cercatori. Nel 1871 erano stati trovati 56,7 chili del prezioso metallo, il che spinse ad allargare le ricerche anche ai vicini corsi d’acqua del Sotajoki e del Palsinoja.

 La prima menzione dell’oro lappone risale a Georg Agricola, che lo ricordò nel De veteribus et novis metallis, pubblicato a Basilea nel 1546. E’ interessante notare che forse la prima notizia dell’oro lappone in un testo coevo al suo primo sfruttamento si trova proprio in un testo in lingua italiana, una enciclopedia popolare del 1860, che, trattando della Lapponia, informava: “Quei monti contengono in alcuni luoghi abbondanti miniere di ferro, di di rame, di zinco e d’arsenico; vi si trova eziandio un po’ d’oro, ma difficile ne è lo scavo, per mancanza di combustibile e di strade praticabili”.

  Non a caso tra i primi finlandesi emigrati negli Stati Uniti troviamo proprio i cercatori d’oro. Ed è proprio grazie all’oro del Klondike che fu costruita la biblioteca della moderna università di Turku, come ricorda la targa commemorativa posta sulla sua facciata, ad eterno onore dei fratelli Karl Fredrik e Anton Fabian Joutsen, i quali donarono nel 1948 all’università, fondata nel 1920, i proventi della vendita dell’oro che avevano trovato in Alaska. Questa storia merita di essere raccontata più in dettaglio.

 

Karl Fredrik Joutsen (10.7.1865-8.12.1948) e il fratello Anton Fabian (13.1.1868-3.2.1942) avevano destato sensazione quando, come venuti dal nulla, nel 1905 avevano acquistato in contanti dai Wrede un edificio in pietra di sei piani del centro di Helsinki, in Esplanaadi 35. I due fratelli erano figli del fabbro Johan Peter Johnsson (morto nel 1870; i figli cambieranno in seguito il cognome in Joutsen). Anton Fabian era emigrato in America nel 1896. Il fratello maggiore, morta la madre  Adolfina Eleonora nel 1897, lasciò anch’egli Turku per l’America, senza sapere dove Anton Fabian si trovasse. I due si incontrarono per caso a Seattle. Decisero di partire per il Klondike grazie ai risparmi di Karl Fredrik. Così iniziò la sua attività la “kullankaivausyhtiö Johnson Brothers”. Indubbiamente la fortuna arrise ai due finlandesi (si calcola che in quegli stessi anni fossero circa centomila i cercatori partiti per l’Alaska). Nel 1896, alla confluenza del fiume Klondike con il Bonanza, venne trovato una ricca vena aurifera da un uomo di nome Cormick, sposato ad una indiana, che aveva avuto notizia dell’oro dai pellerossa. Non si trattava di sabbie aurifere, ma di un giacimento che andava scavato in profondità, cosa non facile in un terreno gelato dal permafrost. I due Joutsen trovarono abbastanza oro da comprarsi dei macchinari, con i quali continuarono la loro ricerca comprando una licenza di prospetto sulla riva del fiume Dominion. Qui il loro Dominion Creek n. 21, tra il 1901 e il 1905, fece la loro fortuna. Quando il giacimento dette i primi segni di esaurimento, vendettero licenza e macchinari e saggiamente tornarono in Finlandia, dove si stabilirono nell’agosto del 1905.
A Helsinki, oltre che nel palazzo di Esplanaadi, investirono i loro soldi in varie imprese commerciali. Karl Fredrik, forse colto dalla nostalgia, nel 1912 cercò di rinverdire la sua fortuna di cercatore andando a cercare l’oro a Vladivostock, ma se ne tornò deluso in Finlandia. I due fratelli fecero vita da eremiti; a Helsinki non frequentavano nessuno né apparivano in società, né si sposarono.  Alla morte di Anton Joutsen, nel gennaio del 1942, Karl decise che era giunto il momento di disporre delle sue proprietà e di quelle ereditate dal fratello. Fece testamento a favore dell’università di Turku, cui, la cosa era già stata discussa con Anton, lasciava quasi interamente il patrimonio, oltre ad una borsa contenente un chilo d’oro del Klondike. Unica condizione era che del lascito non si sarebbe dovuto parlare con nessuno, neppure col rettore dell’università, Einar V. Juva. Il testamento fu sottoscritto il 28.5.1942. Fu dunque grazie a questi beni dei fratelli Joutsen che, tra il 1953 e il 1954 venne costruito l’edificio della biblioteca e in parte quello della facoltà di scienze naturali. La donazione in un certo senso salvò l’università, che in quegli anni di guerra aveva perfino difficoltà a pagare gli stipendi.

 


  Naturalmente l’oro oggi lo si ricava anche su scala industriale. Particolarmente ricca è l’area di Sodankylä. Qui, nelle località di Kevitsa, Pahtavaara e Sakatti si trovano giacimenti che sono sfruttati a partire dagli anni Novanta del secolo scorso. E’ presente anche il nichel e il rame. Nel febbraio del 1992 la ditta mineraria Outokumpu annunciò di avere trovato una vena aurifera  a Kuusamo, da cui si sarebbero potute estrarre tre tonnellate di oro puro.

La più produttiva miniera di minerale aurifero si trova comunque nella Norvegia settentrionale, a Bidjovaggsen; qui la Outokumpu, agli inizi degli anni Novanta, aveva prodotto novecento chili d’oro l’anno sui 1700 prodotti in tutto il mondo.

 Queste miniere non sono sempre ben viste dalla popolazione locale, infatti possono danneggiare il turismo, che è il vero “oro” della Lapponia di oggi, soprattutto nella stagione invernale. L’ispettorato alle Foreste finlandese (Metsähallinto) ha imposto severi limiti all’uso di attrezzi meccanici sulle rive del Lemmenjoki, in difesa del parco nazionale di quell’area. Così la miniera d’oro aperta da Outokumpu a Sattopora vicino Kittilä nel 1989, l’unica a quell’epoca in Finlandia,  non è stata gradita da tutti (verrà comunque ad esaurirsi nel luglio del 1992 dopo aver ricavato circa 2 tonnellate e mezzo di oro). Si tratta in ogni caso di miniere di entità piuttosto modesta. Per meglio conoscere come ci si deve muovere se vogliamo trovare l’oro, sarà utile leggere la Guida del cercatore, pubblicata da Seppo J. Partanen e  Raimo Niemelä per la Alfamer nel 2003. Si tratta di una pubblicazione molto utile perché indica anche la normativa che regola lo scavo, abbastanza complessa, come oramai complessi sono diventati i macchinari necessari, che permettono oggi di arrivare là dove prima non era possibile scavare. Gli Autori avvertono che, a parte l’esperienza, che va accumulata in almeno un paio di anni di lavoro come dipendente di una ditta specializzata, è necessario un buon capitale di partenza e. soprattutto, cosa che sembra banale ma non lo è, che l’oro va cercato là dove molto probabilmente si trova. L’oro lappone comunque, è stato dimostrato, non proviene da una unica vena, ma ha varia e differente origine.

 A Tankavaara in Lapponia si tengono i campionati di cercatore d’oro finlandesi e spesso anche quelli del mondo, e questo richiama un buon numero di visitatori. A dire il vero, oggi, il tesoro lo trovano principalmente albergatori e ristoratori, e viene proprio dalle tasche dei turisti. Il cercatore col cappellaccio in capo ed il barbone brizzolato è diventato del resto parte integrante del colore locale. Sarà bene comunque ricordare ai neofiti che tutto sommato in cento anni di setacciamento sono stati trovati soltanto 500 chili del nobile metallo, quindi le speranze di arricchirsi sono aleatorie.

C’è anche chi fa il cercatore professionista ancora ai nostri giorni, come ”Karhu Korhonen” o “Isä-Jussi” o “Miessien kuvernööri”, o l’Aatos Flinck del Lemmenjoki. Il 28 giugno del 2005 il canale finlandeseTV1 mostrò un interessante documentario su Risto Mäläskä di Inari il quale, già da bambino, desiderava diventare cercatore d’oro. Assolti agli obblighi scolastici e di leva militare si cercò un impiego. Lavorò per dieci anni e mise da parte quanto necessario per acquistare gli attrezzi e nel 1975 mise il campo sulla riva del Miessijoki, un fiume particolarmente promettente, infatti dal 1985 i ricercatori (ma hanno usato pale meccaniche) vi hanno ricavato ogni estate una ventina di chili del prezioso metallo. In trenta anni di setacciatura, scavo e ripulitura, Risto, stando alle sue parole, ha ricavato dalle sabbie del fiume tanto oro quanto pesa, e anche un po’ di più. Nella stagione del kaamos, l’inverno del Circolo polare, Risto se ne è andato in giro per il mondo, forse per compensare la forzata stabilitas loci della sua professione. In trenta anni non ha avuto il tempo di cercarsi una moglie, e dire che l’oro per la fede nuziale non gli sarebbe mancato.

Nella storia della corsa all’oro lappone, di cui il regista Åke  Lindman ha lasciato un affascinante ritratto nel suo film del 1999, sono rimasti celebri alcuni personaggi. Ad esempio Veikko Nevalainen, che setacciò la sabbia del Lemmenjoki, vicino Ivalo, tra il 1948 e il 1978, quando morì nell’incendio della sua capanna. Pochi del resto abitavano tutto l’anno presso i giacimenti, ma quelli che lo fecero seppero ben adattarsi alle dure condizioni di vita della tundra. Così Pelle Kankainen divenne noto nel circondario per il suo appetito che lo spingeva a divorare le esche dei pescatori come i germogli di betulla, e questo gli procurò seri problemi con la locale forestale (e, immaginiamo, anche con la digestione). Pelle era un cercatore un po’ pigro, infatti usava dire che lui sull’oro preferiva dormirci, più che cercarlo. Si sposò infatti con una bella bionda di 45 anni più giovane di lui, e questo potrebbe spiegare la sua ricorrente assenza dal giacimento. Morì d’infarto, ma mentre andava a pesca. Oltre a cercare l’oro, costoro commerciavano nelle pelli degli animali che cacciavano. Il più famoso di questi cacciatori-cercatori fu Yrjö Korhonen, che era soprannominato “Karhu” per via dei molti orsi che aveva ucciso.

Ma ci furono anche stranieri che lasciarono il loro nome nella storia della corsa all’oro. Petronella van der Moor era una olandese di 26 anni, alta, bella, formosa. Qualcuno diceva che fosse una giornalista, ma forse era solo una giramondo finita nella remota Lapponia. Qui, nel 1949, conobbe i fratelli Pellinen, nella cui capanna di cercatori rimase come cuoca. Distribuì equamente il piacere della tavola e del letto all’uno e all’altro. Grande fu il loro dolore quando un brutto giorno Petronella venne arrestata dalla polizia per aver lasciato conti di hotel non pagati e per non aver il passaporto in regola.

I due fratelli restarono soli e desolati. Accanto alla loro capanna c’erano due colline, che ora sono chiamate “Petronella kukkulat”, le colline di Petronella. In ricordo di quella parte di Petronella che rappresentava, agli occhi dei due cercatori d’oro, il vero tesoro della Lapponia.

 

NOTE

 

(1) Citato da Wilfried Westphal, I Maya. Antichi e moderni schiavi, Milano 1980: 195.

(2) Una copia in oro di questa pepita è stata regalata nel 1959 dalla famiglia di Emanuel Walden al Centro di ricerche geologiche (Geologian tutkimuskeskus).

(3) Il Libro di Matteo di Micheovo sulle due Sarmatie, in: G.B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, Milano 1978-1988, vol. IV, 1983: 611.

(4) Pubblicata recentemente in Fiabe lapponi, a cura di Bruno Berni, Iperborea 2014.

(5) Vita del lappone, traduzione italiana, Milano 1991.

(6) Oltre all’oro, nel Regno di Svezia e Finlandia era presente anche l’argento. Di queste miniere tratta una Relazione secentesca stilata da Charles Ogier, dedicata alle ricchezze minerarie del Nord della Scandinavia (Cristina Wis, Una relazione del Seicento sulle miniere del Settentrione, in Studi Nederlandesi-Studi nordici, XXV, Napoli 1982).

(7) Nuova enciclopedia popolare italiana, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, Quinta edizione conforme alla quarta, Torino, 1857-1865, voll. 21; XI, 1860: 297.

(8) Nuova enciclopedia popolare italiana, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, Quinta edizione conforme alla quarta, Torino, 1857-1865, voll. 21; XI, 1860: 297.

(9) Hanne Koivisto, Opiksi, huviksi ja varoitukseksi, Turku 1992: 46.

(10) La targa commemortaiva recita: ”Tämä kirjastorakennus on rakennettu Alaskan kullalla jonka K. F. Joutsen on kaivanut yhdessä veljensä kanssa ja lahjoittanut Turun yliopistolle 1948. Muisto lautta lahjoitti 1970 Turun Suomalainen yliopistoseura” (Questo edificio della biblioteca è stato costruito con l’oro dell’Alaska che K.F, Joutsen ha scavato insieme al fratello e ha regalato all’università di Turku nel 1948. La targa ricordo è stata regalata dalla Società dell’Università di Turku). La targa fu  inaugurata il 24 maggio del 1970. 

(11) Gunnar Nurminen, Turkulaiset kullankaivajaveljekset pelastivat Turun Yliopiston v. 1942, Aamuset, 10.2.1983: 8.

(12) Giacimenti auriferi vengono sfruttati anche in altre parti della Finlandia, a Laivakangas, Pyhäsalmi, Pampalo e anche nel sud del Paese, a Orivesi e Jokisivu.

(13) Nel 1992 è stata discussa all’università di Oulu una tesi di dottorato di Esko A. Korkiakoski, che ha esaminato le prospettive della ricerca in campo aurifero nell’area di Sodankylä (la notizia è data da Helsingin Sanomat, Lapista voi löytyä kultaa malminetsintää lisämällä; 6.4.1992).

(14) Tapio Mainio, Kultaesiintymä löytyi Kuusamosta, Helsingin Sanomat, 17.2.1992.

(15) Tapio Mainio, Suomen ainoan kultakaivoksen löytäminen vaati oivallusta, Helsingin Sanomat, 26.1. 1990.

(16) Tapio Mainio, Kultaista emäkalliota ei ole Lapissa, Helsingin Sanomat, 7.9.1991.

(17) In Lapin kullan kimallus, film basato in parte su avvenimenti reali, due ricercatori d’oro, Jakob Ervast (impersonato da Vesa Vierikko) e Nils Lepistö ( Pirkka-Pekka Petelius) due ex marinai, nel 1868, decidono di tentare la fortuna sulle rive dello Ivalojoki. Trovati circa due chili d’oro causeranno una vera e propria corsa  che ricorda da vicino le avventure del Far West.