Addio Eero, addio Renzo…

Questo 2018 ci ha portato via due amici. Il 16 luglio scorso è scomparso a 99 anni di età, nell’ospedale dei Veterani di guerra di Kauniainen, Eero Saarenheimo, il grand old man del giornalismo radiofonico finlandese e grande amico dell’Italia. Aveva iniziato la sua carriera già durante la Guerra di continuazione. Dal 1945 al 1951 insegnò presso due licei di Helsinki e nel 1952 fu assunto come redattore alla radio (Yleisradio), dove rimase fino al pensionamento, nel 1977. Fu anche corrispondente da vari Paesi e raccolse i suoi commenti radiofonici in una serie di volumi di notevole interesse (Rakas vanha radio, “Cara, vecchia radio”; Kansakunnan radio, ”La radio nazionale” e Ääniä ja kuvia, “Voci e immagini”).

Eero Saarenheimo appartiene alla generazione che ha portato e sviluppato l’italianistica in Finlandia, sia come animatore della Società Finlandia-Italia, sia come presidente del Comitato di Helsinki della Dante Alighieri, sia come saggista.

Se della filologia e della storia della lingua si occupavano Veikko Väänänen, Olli Välikangas, Tauno Nurmela, Ulla Jokinen, e Lauri Lindgren e la moglie di Eero, Kerttu Saarenheimo della  letteratura, Roberto Wis introduceva lo studio dei rapporti culturali italo-finlandesi, di cui Saarenheimo diventò uno dei maggiori divulgatori. Storico di formazione (ricordiamo il suo Suomi Italian historiallisessa kirjallisuudessa 1940-luvulla, ”La Finlandia nella storiografia italiana degli anni Quaranta”, Historiallinen aikakauskirja, 2, 1950), si dedicò all’aspetto culturale della tematica.

Ricordiamo innanzitutto il fondamentale numero speciale del Veltro da lui curato nel 1975 (n. 5-6) e dedicato ai rapporti tra Italia e Finlandia, in cui comparve un suo primo interessamento al personaggio Giacomo Canova (Incontri italo-finlandesi nel Sette­cento) in seguito sviluppato nella monografia Casanova ja Sprengtporten (Tammi, 2006), in cui esaminò gli ultimi anni di vita di Casanova in Germania.

Collaborò con alcuni scritti alla rivista Settentrione  (un commosso ricordo di Roberto Wis comparve nel n. 2, 1990). Particolarmente interessante fu quanto scrisse su Curzio Malaparte (Settentrione n. 17) e sul problema della sua credibilità in merito a quanto aveva visto in Finlandia. Sempre su Settentrione (n. 12) fu pubblicato una panoramica riguardante il Kalevala e l’Italia. A proposito del poema nazionale finlandese, è da ricordarsi la sua garbata polemica con Cristina Wis sul modo di cantare i runi, di cui Saarenheimo aveva dato una descrizione in lingua italiana sul quotidiano La Gazzetta di Mantova (17/10/1974 Giuseppe Acerbi e il canto del Kalevala).

Il contributo maggiore, Saarenheimo lo ha portato nel campo degli studi afferenti al viaggiatore italiano Giuseppe Acerbi (1773-1846), con saggi in svedese  (Ur Giuseppe Acer­bis resean­tecknin­gar, Alkoholpolitik, 1, 1970), finlandese (Retki Euroopan ääreen. Giuseppe Acerbi ja hänen Lapin-mat­kansa 1799, Keuruu 1989) e italiano. Tra questi ricordiamo Giuseppe Acerbi e il suo viaggio a Capo Nord nel 1799, Accademie e biblioteche d’Italia, 3, 1981, Roma; Acerbi viaggiatore nelle terre boreali, Il Tartarello, 3, 1992 e Giuseppe Acerbi, compositore, musicista e musicologo, Postumia, 16/3, 2005. Saarenheimo con il citato Retki Euroopan ääreen fu il primo a pubblicare in traduzione l’inedito diario del viaggio di Acerbi a Capo Nord (1799). Fu anche il più approfondito studioso della produzione musicale del mantovano, di cui fece eseguire alcuni brani alla radio finlandese.

Alla puntualità della ricerca storica, Saarenheimo, al quale sarà attribuito il titolo onorifico di ”professore”, univa la piacevolezza dello stile, dote, dobbiamo ammettere, alquanto rara nella saggistica finlandese, soprattutto contemporanea.

Fui legato a lui da cordiale frequentazione fin dal 1973, intercalata da lettere che trattavano di alcuni aspetti delle vicende “italianizzanti” di Finlandia. Con lui scompare una componente essenziale di quel circolo di italianisti che a Helsinki avevano portato la nostra lingua ad alta dignità di studi e alla diffusione a vari livelli.

Anno triste, questo 2018, che ha visto anche la scomparsa di Renzo Porceddu, colonna della nostra comunità “storica”. Porceddu, nato nel 1925, per molti anni funzionario dell’Ambasciata d’Italia a Helsinki, con lo speciale compito di addetto commerciale, si distinse come fine poeta, sia in italiano (Il domani e l’ieri. Silloge di composizioni europee, Helsinki 2005), che finlandese e perfino in sardo, sua lingua materna. Porceddu osservò con arguzia e sottile sarcasmo i componenti della comunità italiana, dandone un profilo in un gustoso libretto di poesie scritte sullo stile degli epigrammi di Marziale. Insegnò lingua sarda all’università di Turku e collaborò a Settentrione (Larin Paraske. Un breve profilo dell’em­blematica Runolaulajatar, Settentrione, 5, 1993; Un ricordo di Enea Anchisi, gentiluomo di vecchio stampo, Settentrione, 18, 2006).

Fu anche abilissimo traduttore dal finlandese, ricorderemo la fondamentale traduzione dell’antologia di poesia popolare finlandese (Kanteletar. Rac­colta di liriche popolari fin­niche, edizione italiana a cura di L. Lindgren e L. de Anna. Traduzione di R. Porced­du. Intro­du­zione di S. Timo­nen, Turku 1992) e fu per molti anni corrispondente dalla Finlandia di un noto quotidiano sportivo italiano, il Guerin sportivo.

Portò orgogliosamente il cappello di alpino, avendo servito nel Corpo nel 1947, divenendo fondatore in Finlandia della piccola sezione dell’Associazione Nazionale Alpini. Ricevette il premio ANA di poesia nel 2007. Andato in pensione, si ritirò a Järvenpää, da dove fu in  assiduo contatto con gli amici italiani, quelli che, ai tempi eroici degli anni Sessanta e Settanta, avevano gettato le basi di uno spirito di italianità che in Renzo Porceddu ebbe uno dei più amabili rappresentanti.

La Rondine – 2.8.2018