Bernardo Bellotti, un bresciano sulla via di Capo Nord

Tra gli  avventurosi viaggiatori che avevano visitato la Lapponia, Giuseppe Acerbi  (1773-1846) inserì anche il proprio compagno di viaggio, il bresciano Bernardo Bellotti (1779-1856). Il suo nome appare nel resoconto del viaggio a Capo Nord che Acerbi pubblicò in inglese a Londra nel 1802, i Travels through Sweden, Finland, and Lapland, to the North Cape, opera che ebbe larga diffusione in Europa rappresentando la “scoperta” della Lapponia e dei suoi abitanti.Il principale protagonista dell’avventura fu ovviamente lo stesso Acerbi, e in effetti il personaggio Bellotti resterà alquanto in ombra, ma questo non solo a causa della straripante personalità di Acerbi, ma anche per una naturale riservatezza del bresciano.

La sua biografia è stata ricostruita con paziente ricerca da Piero Gualtierotti, il maggiore studioso di Acerbi di cui è concittadino, essendo ambedue di Castelgoffredo. Bernardo Bellotti era figlio di Antonio, imprenditore tessile (possedeva terreni a Bedizzole e Gottolengo)  e uomo d’affari di successo, una attività che lo stesso Bernardo continuerà una volta tornato a Brescia. In realtà, poiché anche il padre di Acerbi era interessato al commercio della seta, il motivo del viaggio che spinse i due giovani (Bernardo aveva all’epoca del viaggio 19 anni e Giuseppe 26) verso Amburgo, Stoccolma, Turku e poi la Lapponia non fu soltanto quello di compiere il tradizionale Grand Tour alla rovescia, cioè dal centro alla periferia d’Europa, ma anche di verificare sul posto le possibilità di avviare lucrosi contatti commerciali secondo le indicazioni dei loro rispettivi genitori. Un esempio questo della praticità tutta lombarda di unire come si suol dire l’utile al dilettevole.

Bellotti e Acerbi arrivano a Stoccolma il 19 settembre 1798. In origine il progetto è di proseguire per San Pietroburgo, ma l’incerta situazione politica li obbliga a cambiare programmi. Nella capitale svedese frequentano la buona società, infatti non solo godevano di buone lettere credenziali, ma si era addirittura sparsa la voce che Bellotti fosse un principe, allontanatosi dall’Italia a causa delle conseguenze della rivoluzione francese. Così Acerbi scrisse nella versione italiana dei suoi Travels (1832): “Il mio compagno, di una complessione e di una ciera delicatissima, passava pel principe incognito; ed io, più forte e robusto, era il suo segretario, o il suo Mentore. Alcuni lo riguardavano come il figlio del duca di Parma; altri lo prendevano pel figlio di quello di Modena”. La cosa naturalmente divertiva i due giovani e certamente stimolava l’interesse delle belle dame svedesi nei confronti dei due italiani.

Il 18 marzo del 1799 Bellotti, Acerbi e il colonnello svedese Anders Skjöldebrand, che si è unito a loro a Stoccolma, si imbarcano per Turku, la capitale della Finlandia svedese. La meta ultima è molto ambiziosa: giungere per via di terra a Capo Nord. Acerbi è convinto di essere il primo italiano a tentare l’avventurosa spedizione (e in effetti arriverà all’estremo lembo d’Europa il 18 luglio) ma non sa, o preferisce non far sapere, che un altro italiano vi era sbarcato, il prete ravennate Francesco Negri (1623-1698, ritratto qui sotto; il viaggio fu fatto tra il 1662 e il 1666; il suo resoconto fu pubblicato postumo nel 1700; ne esiste una traduzione finlandese: F. Negri, Matka pohjoiseen jonka teki ja kuvasi ravennalainen Francesco Negri. Suomentanut Pauliina de Anna ja Lauri Lindgren. Scripta manent, Turku 2014).

Da Turku, Bellotti e Acerbi proseguono, risalendo laghi e la costa ancora ghiacciati, per Vaasa e poi Oulu, capitale dell’Ostrobotnia. Qui si fermano in attesa che arrivi la buona stagione e, in compagnia di alcuni finlandesi esperti di scienze naturali, proseguiranno poi per Tornio, la porta della Lapponia. Risalendo il fiume Muonio, ricco di pericolose rapide, arrivano a Köngäs, una località famosa per le sue miniere di ferro. Qui succede un curioso episodio, che causerà la rinuncia da parte di Bellotti a proseguire il viaggio verso Capo Nord e lo costringerà a tornare a Oulu.

Di questo episodio abbiamo due differenti versioni, di Acerbi e del colonnello Skjöldebrand. Secondo quanto scrise Acerbi, a Köngäs Bellotti venne raggiunto dalla notizia che l’artista di cui si era innamorato a Vienna, della quale non conosciamo il nome, era morta. Questo gettò nello sconforto il giovane, che desiste dal continuare il viaggio. Secondo alcuni, fu proprio la volontà paterna di allontanare Bernardo dall’artista viennese a rappresentare il vero motivo del viaggio, e cioè di spingere Bernardo il più lontano possibile dalla capitale austriaca. Secondo Skjöldebrand, che racconta l’episodio nelle sue Memorie, fu invece Acerbi a provocare Bellotti che, dopo aver ecceduto nel bere alcolici a Köngäs, era in stato confusionale, e quando Acerbi gli comunicò la notizia (certamente inventata) resta sconvolto e addirittura cerca di uccidersi gettandosi da una rupe, fermato all’ultimo momento da Acerbi.

Skjöldebrand, che riporta in questi termini quanto avvenne, ritiene che il tutto era stato preparato da Acerbi con lo scopo di liberarsi del compagno, o perché troppo debole per continuare il viaggio che stava per affrontare la parte più impegnativa dell’itinerario, o perché voleva essere a tutti gli effetti l’unico italiano che avesse mai raggiunto Capo Nord.

In realtà, la versione dello svedese ci appare come ispirata a pura malevolenza, conseguenza di alcune scorrettezze che effettivamente Acerbi fece durante il viaggio copiando i disegni dello svedese per farli passare come propri. La conferma di questo è che negli anni della maturità Bellotti e Acerbi rimasero in ottimi rapporti e Acerbi arrivò a chiamare il bresciano “l’amico del cuore”. Un’amicizia nata e rinsaldata tra le paludi e i pericoli della tundra boreale. (Dai confini dell’impero – 70)

Immagine del titolo dal “Viaggio Settentrionale” di Francesco Negri

La Rondine – 15.9.2018