La tratta delle ragazze thailandesi passa per la Finlandia

Una storia di chi perde l’anima, finendo nei bordelli di Turku, e chi invece cerca si salvarsela andando a stabilirsi in Thailandia. Di questo e altro parliamo con Luigi G. de Anna, ben noto ai lettori della Rondine, cui collabora fin dalla sua fondazione, trattando in genere di argomenti piuttosto seri, storia e cultura e attualità, temi spesso legati alla Finlandia dove vive da quasi mezzo secolo. Negli ultimi anni però ha cominciato a scrivere di tematiche assai diverse, uscendo volentieri dall’orticello finnico per entrare nei campi di riso della Thailandia, anzi dell’intera penisola indocinese.

Ha così pubblicato quest’autunno due volumi legati al sud-est asiatico. Entrambi pubblicati da Solfanelli di Chieti, sono il primo una ricerca su Tiziano Terzani e la guerra del Vietnam ( 2018, pp.316), l’altro un romanzo: La Thailandese e il Colonnello (2018, pp. 198). Dello studio dedicato a Terzani ne parleremo prossimamente. Infatti, avendoli ricevuti contestualmente e dovendo decidere quale dei due aprire per primo, per comprensibili motivi di umana curiosità, abbiamo scelto questo Colonnello, ben sapendo che il racconto è, come sempre, in parte autobiografico.

Viene da domandarsi che cosa spinga un professore emerito – simpatico aggettivo impiegato per evitare di dire “pensionato” – a cimentarsi sul terreno della narrativa in un mondo della comunicazione ormai sempre più basata sui social, e forse destinata all’estinzione per mancanza di lettori.

L’abbiamo chiesto all’autore a Turku, dove vive. Innazitutto, ci ha detto, agisce il desiderio di “riciclarsi”. Un accademico è legato a quell’imperativo esistenziale che è “publish or perish” ed è necessariamente connesso a determinati temi che fanno riferimento ai propri interessi scientifici i quali, col passare degli anni, il professore comincia a sentire come limitanti e addirittura non più gratificanti. De Anna ha un curriculum di pubblicazioni, tra monografie, saggi, studi, articoli, che abbondantemente passa il migliaio. Non sarebbe tempo di tirare i remi nella barca universitaria? Evidentemente no. E lo capiamo. Scrivere diventa un modo di vivere e, quando si è vissuto abbastanza a lungo, si desidera trovare qualcosa di nuovo, uscire dalla routine delle ricerche in archivi e biblioteche, delle schedature, degli aggiornamenti bibliografici per “inventare” qualcosa di “proprio”.

E questo non è facile, infatti chi legge e spesso giudica per dovere professionale quanto scritto da altri, rischia di restarne impregnato, condizionato nello stile e nei temi; come poter dire qualcosa di nuovo che altri non hanno già scritto? Per anni, mi ha detto de Anna, questo dubbio assillante gli ha fermato la mano che avrebbe voluto andare in cerca di altre strade. In passato qualche divagazione in effetti il professore se l’era permessa, ma sotto forma di racconto, ottenendo anche un Premio Tolkien di narrativa fantastica nel 1984 (Al di là della porta, in: Le ali della fantasia, 3, Solfanelli, Chie­ti, 1984; il racconto è stato tradotto in svedese e in finlandese, Oven tuolla puolen, suomen­tanut Jukka Nyman, Portti, 1, 1993).

Cimentarsi in un romanzo è cosa ben diversa. E’, mi dice, soprattutto enormemente faticoso. Mentre la monografia di carattere accademico scorre veloce grazie alla routine acquisita, il testo creativo frulla nella mente di giorno e, ahimé, soprattutto di notte, spinge ai più amari pessimismi (“ma che cavolo sto scrivendo”?) e al timore di compromettere quella reputazione guadagnata col sudore della fronte sul campo della battaglia scientifica.

Certo, secondo de Anna, ogni professore  invidia J.R.R. Tolkien, o C.S. Lewis, o Umberto Eco o l’ amico Franco Cardini autore, tra l’altro, anche di romanzi di discreto successo. Difficile fare come loro, quando si passa armi e bagagli alla narrativa ma senza sostanziosi contratti editoriali.

Già, le armi. Le ha messe in mano a questo Colonnello dei Carabinieri che parte alla ricerca dell’amico scomparso in Finlandia. Perché La Thailandese e il Colonnello si articola su due piani: uno riconduce a una situazione sociale finlandese, quella delle donne thailandesi che vivono e spesso lavorano nei “Thai massage”, e l’altro a una ricerca del paradiso a lungo cercato che si identifica con la Thailandia.

Il Colonnello Marco Amari parte dunque, su stimolo degli amici preoccupati per il lungo silenzio di un loro sodale, alla ricerca di Giulio Corbera. E qui il professore, per chi conosce la sua storia familiare, tradisce già l’autobiografismo, infatti nel suo albero genealogico si trovano sia gli Amari che i Corbera siciliani. Ingenuo peccato di orgoglio familiare. Non c’è un “io narrante”, ma il protagonista è in realtà unico, e si sdoppia quindi in Marco e Giulio, in un dialogo serrato tra i due fatto di libri scambiati che  hanno tutti un loro messaggio esistenziale. E qui vediamo quali testi siano stati fondamentali nella educazione intellettuale del professore, dal Desero dei Tartari a Lord Jim, da Tartarino di Tarascona al Signore degli Anelli.

Il Colonnello della Benemerita, addetto ai Servizi segreti, è in criso col “sistema” di cui fa parte, oramai è tempo di uscirne, come è in crisi rispetto ai valori del mondo in cui vive, l’Occidente. Aspira ad altro, e questo altro lo troverà, seguendo l’amico Giulio che non si farà mai raggiungere, in Asia, per la precisione in Thailandia.

Ma per arrivarci, il Colonnello dovrà passare da Turku. Curioso crocevia di un itinerario che è stato però effettivamente percorso dall’Autore. A Turku, città rovinata dalla speculazione edilizia, come subito annota il Colonnello, è necessario trovare il primo bandolo della matassa, che è Min, una thailandese di cui Giulio si è innamorato. E costei va cercata chiedendo informazioni alle amiche, che lavorano nei famigerati Thai perfect (?) massages che abbondano oramai nelle nostre città. E qui il professore torna a rivestire i panni del ricercatore e, sotto forma del racconto di alcune di queste donne, descrive la vita di queste orientali sradicate dalla loro patria e trapiantate in un mondo che è a loro estraneo.

De Anna, mi dice, si è basato sui reali racconti fattigli nell’ambito della comunità thailandese di Turku, da lui studiata anche in contesti accademici (In viaggio verso la schiavitù. Dall’Asia al Nord Europa: lo sfruttamento sessuale delle donne tailandesi, Miscellanea di storia delle esplorazioni, 39, Genova 2014, pp. 175-200) nel quadro di una collaborazione con l’università di Khon käen e del Migration Insitute di Turku, che si occupano dell’integrazione delle donne thailandesi in Finlandia. Emerge il problema, talora il dramma, di donne che vengono in Finlandia come mogli di uomini finlandesi, che poi le lasciano o da cui è giocoforza separarsi. Le loro vicende sono narrate in capitoletti, ognuno dei quali porta il nome di una donna thai. Qui si esce dalla falsariga del romanzo, ma indubbiamente de Anna intende non solo narrare, ma denunciare una situazione poco nota o, se nota, soggetta a radicati pregiudismi a causa della diffusione appunto di questi locali, presunti a luce rossa, ma non sempre, di cui si è occupato recentemente anche il programma MOT di YLE1, il primo canale finlandese.

Ma torniamo al Colonnello. Giulio sta seguendo, per interessi giornalistici, la traccia della tratta delle ragazze thai, gestita sia dalla mafia russa che da italiani (purtroppo non è fantasia dello scrittore: recentemente nel Veneto sono stati arrestati alcuni responsabili di questa tratta che portava giovani thai a prostituirsi). Marco Amari dovrà quindi volare a Bangkok e poi a Pattaya, dove viene coinvolto in episodi un po’ alla James Bond o alla Indiana Jones. Sempre nella vana ricerca dell’amico Giulio, alla fine Marco capirà che l’intero viaggio aveva un suo scopo preciso, trovare il senso di una nuova vita, che comincerà, appunto, in Thailandia, dove Marco, insieme a Nong, la donna incontrata nella campagna di Si Saket, si stabilirà, rinunciando al suo vecchio mondo.

E’ il sogno di molti. Chiedo a de Anna se è anche il suo. Non mi risponde, ma mi parla di un bar che frequenta a Chiang rai, capoluogo della “Lapponia thailandese”, dove ogni sera incontra i “farang” espatriati che gli raccontano le loro storie. Che stia meditando di scriverle?

Luigi G. de Anna

La Thailandese e il Colonnello

Editrice Solfanelli, Chieti, 2018, pp. 198

La Rondine – 26.10.2018