Sant’ Enrico, un osso duro per la Chiesa luterana

La chiesa finlandese è agitata da una polemica che dura da anni, che qui investe anche la Chiesa cattolica del paese nordico. Tutto comincia, o meglio, dovrebbe cominciare, il 20 gennaio del 1156 a Köyliö, una località rurale della Finlandia meridionale. Il cristianesimo si è da poco imposto in uno degli ultimi bastioni del paganesimo europeo grazie ai soldati del re di Svezia Erik e alla predicazione dei missionari, per la maggior parte inglesi. Primo vescovo di Finlandia e stratega della cosiddetta prima crociata del 1155 in questo paese è Enrico, un sacerdote appunto di origine inglese, diventato poi santo patrono della terra di Suomi.

Un giorno Sant’Enrico si recò a Köyliö in visita pastorale. Sul lago ghiacciato incontra Lalli, un contadino, il quale, brandita l’ascia che portava con sé, lo uccide (qui in un dipinto di C.A. Ekman e, sotto il titolo, in un altro di Albert Edelfelt). Varie sono le ipotesi sul perché dell’omicidio. Alcuni hanno interpretato il gesto di Lalli come una protesta rivolta contro la chiesa per l’imposizione delle decime, e altri invece come l’ultimo gesto di resistenza del paganesimo declinante. Enrico fu sepolto a Nousiainen, dove si trovava la sede originaria del vescovato e poi, fondata la cattedrale di Turku, il corpo vi venne traslato attorno al 1300, quando il suo culto si affermò definitivamente nel paese.

In suo onore si teneva una importante fiera (Heikinmessut) e a lui, sempre negli stessi anni, fu dedicata una lunga ballata, “Piispa Henrikin surmavirsi”, che racconta appunto della morte del vescovo nel metro del Kalevala, il poema nazionale finlandese, che nutrirà la leggenda enrichiana (giuntaci però in una versione secentesca). In effetti, di leggenda potrebbe semplicemente trattarsi, infatti di lui non esistono menzioni in fonti coeve, ma se ne comincia a parlare solo più di un secolo dopo la morte, probabilmente in conseguenza della necessità di creare un culto nazionale. E’quindi probabile che Sant’Enrico debba essere relegato nel novero dei santi “simbolici”, nella categoria insomma nella quale fu anni fa trasferito anche San Giorgio.

Nel 1920 il sarcofago contenente i resti mortali di quello che era stato ritenuto essere il santo venne aperto. Qui fu trovato un osso di metacarpo, avvolto in una pergamena trecentesca che lo attribuiva ad Enrico. Nel 1924, in un armadio della sacrestia sempre della cattedrale di Turku, fu rinvenuto il teschio di Enrico, che approfondite indagini fatte sia a Turku che a Helsinki risulta essere coevo rispetto al vescovo Enrico. Il fatto stesso che sia stato conservato, disse a suo tempo Rauno Heikola, prevosto della Cattedrale di Turku, depone a favore dell’attribuzione a S. Enrico.

Come mai questa spartizione di resti umani? Il fatto è che la Riforma luterana, introdotta in Finlandia alla metà del XVI secolo da Mikael Agricola, negava il culto delle reliquie, che quindi andarono disperse, comprese quelle del patrono di Finlandia. Alcune reliquie enrichiane furono donate a chiese svedesi e danesi. Una costola fu data come ricompensa al tipografo di Lubecca che aveva stampato nel 1488 il primo libro di chiesa entrato in uso in Finlandia, il Missale Aboense. Altre parti del corpo di Enrico nel Settecento furono sottratte dai russi ortodossi, ma la nave diretta a San Pietroburgo affondò misteriosamente.

Alcuni anni fa le reliquie di Sant’Enrico vennero consegnate al museo nazionale di Helsinki, che le prese in custodia, affidando nel 1999 il metacarpo alla Chiesa cattolica di Finlandia, affinché lo conservasse temporaneamente nella cattedrale di Helsinki, dedicata appunto a Sant’Enrico. La traslazione avvenne in forma solenne e la reliquia è stata collocata in una preziosa teca. Speriamo che qui rimanga. Nella cattedrale luterana di Turku sarebbe soltanto una “curiosità”, mente in quella cattolica di Helsinki è una santa reliquia oggetto di culto. (Dai confini dell’impero – 71)

La Rondine – 14.10.2018