Il Paradiso in Finlandia. La bella estate sconosciuta ai turisti italiani

L’estate in Scandinavia è deliziosa, se non piove troppo, ovviamente. Ma con l’effetto serra abbiamo appunto guadagnato qualche grado prezioso e ora possiamo sfoggiare abbronzature che farebbero morire d’invidia chi si crogiola sulle spiagge italiche. I finlandesi solo da poco hanno cominciato a “vendere” del loro Paese quanto veramente interessa agli italiani. Che in gran parte continuano a percorrere le rotte di un turismo di massa che li priva di esperienze uniche, e spesso tornano a casa delusi. Ma è colpa loro. Oggi è facile informarsi, viaggiare, e in Finlandia i mezzi per spostarsi sono efficienti, e le strutture alberghiere in genere di buon livello.

Ho un caro amico a Firenze, noto professore universitario. Ad ogni inizio di estate si ripromette di raggiungermi in Finlandia. Non sempre, a causa degli impegni, ci riesce, ma quando arriva, lo vedo rifiorire. Odia la calura opprimente dell’Italia, e si rifugia in questa estate nordica, percorsa da brezze leggere, come in un bagno refrigeratore. (A dire il vero l’estate del 2018 è stata eccezionalmente calda, ma, sperano i finlandesi che si lamentano della “calura appena il termomentro passa i 25 gradi, questa è appunto stata un’eccezione.)

Prendiamo ad esempio una zona, l’arcipelago di Turku, che è un paradiso praticamente ignoto al turismo italiano. Conosco, o meglio, riconosco bene il turista italiano. Lo vedo guardare svogliatamente il campanile dell’antica cattedrale di Turku, scrollare le spalle per la modestia del medesimo, oppure entrare nel cortile del castello, ascoltando impaziente il racconto, un po’ colorito, della corte di Giovanni duca di Finlandia e della moglie Caterina Jagellonica, figlia di Bona Sforza che portò il rinascimento a Turku insieme ad alcuni servitori italiani e alla forchetta. Purtroppo questo “rinascimento” durò solo otto mesi, poi la coppia dovette ripartirsene per Stoccolma. No, noi italiani non veniamo qui per la storia, di cui restano poche tracce in modesti (per noi) monumenti. Il turista sbarca dalla nave traghetto a Turku o a Helsinki, una controllata all’acqua e all’olio dell’auto, un’occhiatina, se proprio non se ne può fare a meno, alla città e via, verso la Lapponia. E’ questa la terra sognata dall’immaginario mediterraneo. Terra di racconti favolosi, di cercatori d’oro, di renne al pascolo, terra di frontiera, terra di Babbo Natale.

La Lapponia, intendiamoci, merita certamente un viaggio, ultima parte veramente selvaggia della nostra rinselvatichita (politicamente) Europa, ma l’ansia di arrivare a Capo Nord prima che ricomincino le scuole o si rimetta in moto il campionato ci spinge ad una specie di exploit sportivo, anche se oggi si viaggia su comode strade asfaltate e non è più come qualche decennio fa, quando ci andai per la prima volta, perché allora si doveva viaggiare su centinaia di chilometri di strade sterrate. Io invece, suggerisco una più comoda visita nell’arcipelago di Turku, a Nötö, o Iniö, o Jurmo, o Nauvo. Divertitevi a cercare queste isole sulla cartina, e immaginate la bellezza di perdersi in questo labirinto!

Sulla costa finlandese ci sono isole ed isolette, scogli e secchein tal numero che rendono molto pericolosa la navigazione, ma affascinante l’avventura se si possiede o si noleggia una barca a vela. Una buona parte di queste isolette è disabitata, oppure vi sorgono solo i cottage dei finlandesi di terraferma, ma in quelle maggiori esistono villaggi e fattorie. Prendiamo ad esempio Iniö, un comune di 250 anime, sparse su varie isole. Queste piccole comunità vivono principalmente di agricoltura, per quello che si può qui coltivare, e di allevamento, integrato con la pesca, che però va declinando sia a causa dell’inquinamento del mar Baltico che delle foche, ora protette, che sottraggono ai pescatori parte del loro bottino.

Ora che comincia l’inverno però tutto si ferma, e in passato, all’epoca del disgelo, quando non si poteva né viaggiare su slitta da isola a isola né ancora andarci in barca, gli isolani dovevano aspettare settimane prima di riallacciare i contatti col mondo esterno. Oggi per fortuna ci sono traghetti che funzionano tutto l’anno e, se qualcosa di grave succede, l’elicottero porta il malato direttamente all’ospedale di Turku. Qui si parla generalmente lo svedese e ci sono isole dove neppure capiscono il finlandese, essendo state da sempre abitate da una popolazione venuta dall’ovest del Baltico.

A Iniö, come del resto nelle altre isole, quando ci sono stato, non ho visto connazionali, e a dire il vero neppure molti turisti stranieri. Solo alcuni finlandesi, in maggioranza arrivati con la barca da diporto. Nessuna coda sulle strade (si può infatti arrivare in macchina, grazie ai vari traghetti), anzi, il timore che, se mi si ferma il motore, chi mi darà una mano visto che da qui non passa nessuno? E questo nel periodo che corrisponde al nostro ferragosto. Gli isolani sono gentili, addirittura affabili. Ci guadagnano del resto col turismo. Il negozio di alimentari che vende anche gli attrezzi per la pesca, il contadino che ha costruito dei cottage e li affitta a un prezzo del tutto abbordabile, dei modesti agricoturismo, il pescatore che vende il pesce ai pochi ristoranti delle isole. Non c’è lusso, né desiderio di apparire.

I finlandesi sono turisti dall’apparenza molto modesta e anche se viaggiano su belle barche che costano quanto un appartamento di città, non fanno esibizione di capi di abbigliamento alla moda. Spesso se ne vanno sul mare per tutta l’estate. Ho un caro amico, Totti, un brillante ricercatore dell’università. Se ne sta per sei settimane sulla barca a vela con moglie e figlio. E’ un vero lupo di mare, anzi, come si dice in finlandese un “orso di mare” (merikarhu). In fondo hanno ragione loro, i lupi non se ne vanno in giro per le acque, gli orsi sì. E un po’ orsi i finlandesi lo rimangono, timidi, riservati, ma quando la notte che non c’è (non c’è perché, come diceva Francesco Algarotti nel 1739 in viaggio lungo il Golfo di Finlandia “a mezzanotte fa bellissimo chiaro”) si fa più invitante, si illanguidiscono con una buona bottiglia di koskenkorva, la loro vodka.

Se volete dunque, amici italiani, fuggire dal caldo mediterraneo, sottrarvi alle masse sudaticce di Rimini e dintorni, rifiutare di farvi spellare con l’anguria a 5 euro la fetta, dimenticare il governo o le imposizioni dell’Unione Europea, venite da queste parti. Di isole qui ce ne sono tante, con alberghetti accoglienti, bed and breakfast dotati di sauna, cottages sperduti nel verde dei boschi. Venite, prima che si sciolga il Polo, forse, non ci resta molto tempo. (Dai confini dell’impero – 72)

La Rondine – 7.11.2018