Leonesse, canguri e leviatani: bestiario fantastico delle calde estati in Finlandia

Le estati finlandesi sono imprevedibili. A cominciare dall’ondata di calura che ha caratterizzato il 2018, che se da una parte contribuisce a rendere piacevole la permanenza tra fiordi, tundre e foreste, dall’altra non fa che accelerare lo scioglimento dei ghiacci polari e del permafrost. Con il conseguente aumento del livello del mare e della temperatura in superficie, e gravi conseguenze anche sulla Corrente del Golfo. Lo scioglimento del permafrost  libera gas metano, a grave danno della fascia dell’ozono. Unica consolazione: qualche volta affiorano resti di mammuth.

Ma ci sono anche altri fenomeni stravaganti che si sono verificati nel corso delle ultime estati. Nel 1992 nella Finlandia dell’est fu vista una leonessa, probabilmente fuggita da un circo. Non divenne parte della fauna stanziale, ma scomparve dopo un po’, passando la frontiera con la Russia, forse confidando in una maggiore tranquillità. Nel 1997 un toro fuggì da un allevamento di Hausjärvi e si rifugiò per qualche mese nella foresta. Nel 2001 un pitone di quattro metri fu scoperto nella Finlandia sudoccidentale, ma di lui si sono perse le tracce. Nel 2006 fu la volta di un canguro, visto saltellare nei boschi e lungo le strade, della cui sorte pure nulla si sa. In effetti è l’inverno a mettere fine alle scorribande di questi esotici ospiti del Nord. Lo stesso, purtroppo, successe con Veeti, come fu battezzata la balena scorta agli inizi di luglio di tredici anni fa nel golfo di Botnia.

Foto: Ruotsin rannikkovartiosto (2014)

La comparsa di una balena, si trattava con tutta probabilità di una balena cosiddetta con la gobba o megattera, nel Baltico non è affatto usuale, infatti l’habitat di questo mare non è  adatto a nutrire i grandi cetacei, essendo poco salato e offrendo poco cibo a chi si nutre di plancton e piccoli pesci. Veeti è lunga circa dieci metri ed è stata avvistata per la prima volta da un turista a nord di Ohtakari, nella parte nordorientale del golfo di Botnia. Subito avvertita, è arrivata la guardia costiera, che l’ha fotografata (potenza degli smartphone) e seguita per un po’. Ospite raro nei mari della Finlandia la balena. L’ultima vi fece la sua comparsa nel 1978. Battezzata Valpuri, si crogiolò nel Baltico per sei mesi, si impigliò nelle reti dei pescatori svedesi, da cui venne liberata, ma non riuscì a ritrovare la strada del Mare del Nord e quindi dell’Oceano. Fu trovata morta nell’inverno del 1979, stremata probabilmente dalla fame.

Prima di Valpuri, solo nel 1851 una balena aveva fatto la sua comparsa da queste parti, venendo uccisa in prossimità della costa estone. Dalle foto che sono state prese, si può dedurre che Veeti ha meno di un anno, probabilmente si era appena separata dalla madre oppure essa è rimasta uccisa. In Norvegia infatti si caccia ancora la balena megattera, di cui si calcola esistano al mondo non più di 12.000 esemplari. Nel gennaio del 2001 il governo di questa nazione decise di riaprire l’esportazione di carne di balena, proibita negli anni Ottanta, anche se nel 1993 era stata permessa la caccia per alimentare il consumo interno (al mercato del pesce di Bergen ho infatti visto in vendita questa carne, rossa, che assomiglia ad una bistecca). La quota prevista era di 500 balene l’anno, destinate al mercato giapponese.

Oggi in Norvegia, nelle isole Lofoten, sono attive una trentina di baleniere; la caccia inizia a maggio. Sono recenti le polemiche che hanno investito la commissione che si occupa di regolare la caccia ai cetacei, nella quale si sono fatte strada le istanze di Norvegia e Giappone, che vogliono continuare a uccidere le balene per scopo alimentare, anche se, motivazione ridicola, ufficialmente vengono arpionate per scopi scientifici. Alla fine degli anni Settanta visitai in Islanda l’ultima stazione dove si lavoravano le balene portate dalle baleniere islandesi. Non è uno spettacolo molto gratificante, come non lo è la caccia in sé, che ha perduto quel fascino, seppur tragico, che ci è stato tramandato da Melville.

La lotta è ancora quella, tra Achab e la forza della natura. Allora vinse la balena bianca, ma oggi il capitano si è preso la rivincita. Le balene, lentamente, scompaiono. Delle più grandi, quelle azzurre, restano meno di mille esemplari, le altre rischiano di finire sulle mense dei gourmet asiatici. E proprio in dicembre il Giappone ha annunciato che riprenderà la caccia su larga scala.

Il mostro Leviatano non fa più paura. “Tu, con la tua forza, spartisci il mare, tu spezzasti il capo ai mostri marini sulle acque. Tu spezzasti il capo del leviathan, tu lo desti in pasto al popolo del deserto”. Così recita il Cantico di Asaf nei Salmi del Vecchio Testamento. Siamo noi oggi il popolo del deserto, di quel mare oramai deserto che l’avidità dell’uomo moderno ha reso sterile e nudo delle creature di Dio. (Dai confini dell’impero – 73)

La Rondine – 12.1.2019